[Diario di bordo] – Giuseppe (Pino) Li Castri

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Il diario di bordo

Forum of “El Prat”

di Giuseppe Li Castri

Giorno 05/11/09

Partenza

“Sicuro una bella esperienza, si è pensato più volte,ma a me un guaio deve accadere, succede sempre qualcosa ogni volta che parto. Questa volta non mi ha dato neanche il tempo di focalizzare il paese ospitante. Lo scopriremo verso la fine di questa giornata.”

Sveglia la mattina, verso le sei di mattina per rifinire, fare,il borsone e partire per Palermo.Si attende la partenza e con gli amici si parla del progetto. Visto le nostre qualità ed esperienze ci siamo infilati in questo scambio culturale. Ma queste qualità non hanno apportato la conoscenza della lingua spagnola e francese, diciamo che siamo tutti a digiuno. Da buoni siciliani con ci facciamo intimidire da un piccolissimo problema di interlocuzione. Sappiamo già a chi lasciare il testimone, al madrelingua che farà da tramite, ci spiegherà l’idee degli altri, “fannulloni che non vogliono imparare la lingua siciliana e italiana”. Alle superiori si diceva che la conoscenza non deriva dal sapere, ma dal conoscere gli strumenti per arrivare agli obiettivi. Quantomeno era una cosa del genere, io la Filosofia non l’ho vista neanche con il cannocchiale.

Nel mentre arriviamo alla stazione del treno per spostarci dal centro di Palermo all’aeroporto. Un po’ di noie le lasceremo a casa, altre sono puntine che si attaccano per tempo e li porti ovunque. Sopra il treno ci si passa il tempo a giocare con i finestrini: qualcuno non si apre, qualcuno non si chiude,qualcuno grazie ad una molla lo apri ma poi si richiude da solo. “Il treno e bello perché è vario”. Ti fa apprezzare i lavori abbandonati in periferia della città, i fabbricati che potevano ospitare fabbriche o impianti di stoccaggio merce lasciati ai ratti e ai cani che non trovano casa.

Siamo in aeroporto biglietti di corsa e via per l’imbarco.

Salpati da terra cominciamo a pensare quello che possiamo fare in tre giorni, ben poco vista la stravaganza che gira nei nostri cervelli. Diciamo sempre così ma poi il nostro elaborato si dimostra efficiente.

“Decido di prendere un po’ di stanchezza e buttarla via, non chiedetemi come ho fatto perché dormivo”.

Atterrati, applauso come solito fare dagli italiani, però questa volta è soffocato, la percentuale di spagnoli predomina quella degli italiani. Si aprono le gabbie e i cavalli imbizzarriti partono per l’area aperta. Aeroporto bellissimo, grandissimo e pulitissimo. Nessun rifiuto per terra. Verso la mia destra ci sono tutti i gates ma non si vede la fine( all’orizzonte si vede il cartello illuminato di un gates  ma sicuramente non l’ultimo). Conosciamo Felix e Vincent, i partner spagnoli. Fatte le presentazioni la prima cosa che chiediamo e di andare in albergo. C’è voglia di lasciare tutta la roba e uscire per le vie di Barcellona.Gli spieghiamo che ci sono pochissimi giorni e qualcosa la vorremo vedere.

Subito in macchina, ci fa vedere che nel paese c’è una fabbrica di birra Dumm, musica per il nostro palato… L’albergo è grandissimo per essere posizionato in un paese. Felix ci spiega che oltre ad essere un albero gestito dai ragazzi di quella zona, che (per quanto abbiamo capito) è simile al nostro Z.e.n., è un centro di accoglienza e formazione di queste persone disagiate ed emarginate socialmente. Quanti ne esistono in Sicilia di queste strutture? Li conosco solo per anziani.

El Prat si trova a 9km dalla città, grande come paese perché ospita i suoi 60.000 abitanti, ma ci spiegano che per arrivare alla città non ci vuole niente. I mezzi passano ogni 5 minuti, c’è qualche problema la notte perchè passano ogni venti minuti. Per loro questo è un problema per noi sarebbe un traguardo sapere che l’autobus di città passi puntuale e ogni 20 minuti.

Alla Hole gentilissimi, ci danno le chiavi appena chiediamo come fare per arrivare in città subito ci mostrano le cartine e le linee dei mezzi pubblici da prendere. Senza averlo chiesto ci indicano qualche posta da visitare la notte.

Doccia veloce e spuntino veloce, si aspetta il gruppo e si esce per la città.

Autobus puntualissimi e poco affollati, questo che abbiamo preso ci lascia subito alla metrò di Piazza di Spagna.

Ore 8:00 di sera. Arrivo alla stazione di polizia di Plaza Catalunia a Barcellona.Si è partiti con buone intenzioni di scambio culturale, infatti abbiamo conosciuto questo aspetto di Barcellona, turistica, piena di piazze, Barcellona che non dorme mai(ora capisco perchè non dorme mai). Nel Mentre istauriamo un dialogo con le forze dell’ordine: simpatici disponibili e cordiali. Era meglio conoscerli mentre si beveva un drink, piuttosto che spiegargli il furto di un portafoglio.” E allora, davanti il casello della metrò di Plaza de Spania 2 affamati si vogliono leccare i baffi”. La cosa più assurda che ho detto la stessa cosa alla Vigilanza della metrò, la cui unica risposta è stata “ eh Mafia”. Da qui subito si capisce che c’è un po’ di corruzione, “c’è poco nel portafoglio per attaccarsi a loro”.

Si finisce di mangiare e bere birra e qualcuno espelle il gas. Super Mario, che mangiandosi il fungo e bevendo birra rutta e sposta i capelli da destra a sinistra dell’organizzatore, per la liberare la principessa.

Ci incamminiamo verso la Rambla, il vento è arrabbiato dal vortice provocato da quel rutto. Apprezzo la città sia dal vivo sia vedendola nella cartina. Nuova, con spettacoli architettonici, con la parte nuova che ha le case tutte della stessa misura. L’arte è da vendere in questa città.

Continuiamo a scendere aiutati dal vento, che dai Pirenei scende verso il mare, arrivando nel quartiere gotico. Vie strettissime, appartamenti uno dietro l’altro e fabbricati non molto alti. Cerchiamo un pub  per un birretta…Davanti ad un pub una signora, affacciata nel balcone, tira un po’ d’acqua. Il motivo sono gli schiamazzi notturni che non fanno ricaricare le batterie del marito. Come sempre uno di noi deve per forza essere beccato, il più grande del gruppo, quello che non c’entrava niente. Verso le 24:00 i locali cominciano ad affollarsi, mangiano tardi gli spagnoli e di conseguenza escono pure tardi. Noi cominciamo ad adattarci e finiamo la serata con qualche balletto accompagnati da qualche spagnolo e spagnola.

Giorno 06/11/09

Riunione Fantasma

Riunione nel centro civile “Sant Jordi – Ribera Baixa” di El Prat.

Divertente e appassionante visto che Felix ci spiega il suo elaborato e tutto ciò che fanno a livello sociale, culturale e giovanile. Ci spiega che questo è un centro dove lavorano ex-detenuti per la riabilitazione e la riammissione nella sociètà. Non sto qui a parlare di tutta la presentazione spagnola perché la maggior parte delle cose è scritta nelle pagine a dietro. Parliamo del progetto, che è istituito nell’ambito socio-culturale ma che si indirizzerà soprattutto nella sfera musicale. Un argomento che ci accomuna e con il quale nasce una discussione amichevole e dove non ci siano scale gerarchiche che portano all’inibizione da parte di alcuni componenti. Cirus, per esempio, è l’ultimo chiodo della carrozza, lui che è uno dei  fautori del progetto .Non per suo volere ma per  i cavalli che hanno tolto le redini e fanno la loro strada.

Il Partner spagnolo ci parla della sala registrazione messa a disposizione dei giovani nel centro da lui amministrato chiamato “La Capsa”. Mai sentita una cosa del genere in Italia. Un associazione con strutture, per concerti (700 posti nella sala adibita)  e per registrare musica.

Dopo di che cominciamo le nostre presentazioni ed esponiamo le nostre idee. Vogliamo una continuità con i paesi gemellati, basta col partire a soli 10 anni per poi lasciare tutto alle spalle, è una cosa inutile, non vai nemmeno a ricordare la famiglia che ti ha ospitato. Io per caso ricordo i volti, i nomi e la chiesa in cui mi hanno portato la domenica mattina. E’ giusto farlo adesso lo scambio, quantomeno puoi apprezzare le strutture, puoi confrontarti con le persone del luogo e vedere come fare per risolvere alcune problematiche. Per esempio loro economizzano tantissimo con tutte le strutture piene di sistemi a risparmi energetico. Il posto dove dormiamo ha un impianto che ricicla l’acqua, un impianto a pannelli solari che riscalda l’acqua e un impianto  fotovoltaico per la luce nello stabile. Non solo ma tramite dei sensori la tensione della luce si abbassa e si alza in relazione opposta alla luce solare. Sicuramente la struttura è stata innalzata da poco ma la prossima volta si sa come fare per utilizzare energia pulita. Questo va fatto nella nostro piccola Sicilia che è attaccata alle centrali termoelettriche, che buttano più del 30 di energia prima di arrivare a destinazione.

Dimenticavo che abbiamo rifatto le presentazioni e abbiamo conosciuto le francesi e il correlatore. Quest’ ultimo si chiama Edoardo è ha la mia stessa capigliatura, già son diventato suo figlio, molto gradevole parlare con lui è simpatico. Le ragazze si chiamano Soraya, Clèo,  Cloè e Marina. Anche loro allegre. Ma poco espansive, forse li frena la lingua( ritorniamo al discorso di poco fa, sanno l’inglese e il francese ma non l’italiano). Una di loro è cantante, una è ballerina, una fa full-contact, di quest’ultima l’idea c’è di chi può essere data la sua sicurezza in viso, l’altra va all’università ma ancora non ho capito bene dove. Soltanto una e venuta a Marineo per il gemellaggio e io, che sono un quasi suo coetaneo, non la conosco completamente.

Adesso lo stomaco gorgoglia e ha bisogno di qualcosa per calmarsi. Si scende per fare il pranzo sempre nello stesso edificio. A piano terra hanno una bellissima caffetteria dove alla destra c’è uno spazio adibito a banchetti.

Abbiamo mangiato bene tra risate e presentazione tra i gemellati, qualche fotografia non è mancata ma la paella si. Sono sempre più convinto che non assaggeremo niente di tipico visto che la vita lì sarà frenetica e non avremo il tempo di cercare un locale che fa solo cucina del luogo.

Ci dicono che possiamo andare a rinfrescarci in albergo per poi andare a visitare la “Capsa” e vederci un piccolo spettacolo “hip hop” all’interno della struttura dove abbiamo pranzato.

Il ritrovo è previsto per le 16.00, tutti pronti ritorniamo al Centro Sant Jordi e ci guardiamo uno spettacolo Hip Hop. Si vede che la cultura è diversa in quelle zone e ci credono veramente i ragazzi in quest’arte, anche perché trovano gli aiuti e le strutture per andare avanti. Curatissima anche la scenografia, il lavoro dietro c’è, non ci sono soltanto i ballerini, ma anche uno scenografo che consiglia abiti e qualche posizione da rivedere.

Usciamo per andare alla Capsa come promesso. Non si trova tanto distante, infatti impieghiamo poco per arrivare.

Struttura un po’ fredda a vederla, cemento e vetro, ma con un bel cortiletto di fronte. Entrando è tutto come promesso. Aula Riunioni enorme con bar e la parete che dà nel cortiletto tutta in vetro con i nomi di chi è stato lì per suonare. Più avanti una sala concerti che sembrerebbe abbandonata, ma ci spiegano che è una sala prove dove oltre ai concerti fanno un po’ di pittura. Si possono permettere di fare quello che vogliono in una sala dove c’è un palco attrezzato(se noi avessimo un palco sarebbe già dentro una bolla di vetro). Più avanti c’è una “sala prove registrazioni”, assurdo. C’è chi troppo e chi nulla, mi viene da dire. Hanno una saletta insonorizzata dove provano prima di entrare in quella dove realmente devono registrare. Se da noi non esistesse l’invidia e la paura avremmo anche questo .Basterebbe crederci in queste cose e dare più spazio alle attività giovanili, cosa che non si fa perché per accalappiare i consensi per l’elezioni si punta ai piaceri fatti agli amici. Anche una concessione di una struttura potrebbe portare simpatie nei confronti di qualcuno. Diciamo che è la cosa più banale che si possa dire, ma nell’amministrazioni pubbliche funziona ancora così.

Adesso però c’è da trovare un rapporto di collaborazione con questa associazione per portare gruppi a Barcellona, dato che loro coinvolgono persone in questa associazione e poi organizzano eventi per le strade di Barcellona.

Visto questo spettacolo andiamo in un pub lì vicino per sgranocchiare qualcosa prima dell’evento. Dopo ci porteranno a vedere il concerto.

Stava per cadere la mia scommessa riguardante il piatto tipico quando il cameriere porta un piatto con delle orecchiette di maiale fritto. Lui dice che sono tipiche, ma sono tipiche quanto lo sono in Calabria. Sono orecchie di maiale passate sulla farina e poi fritte, anche se a me danno la sensazione di essere essiccate. Alla fine buone lo stesso. Niente dolce per fortuna, in Spagna di tipico hanno i budini e il torrone che alla fine vengono serviti come dessert.

Finito di mangiare ci portano in una vecchia chiesa, mi è sembrato di capire, dove si terrà il concerto. Ci portano in un attico. Favoloso. Tutto in legno, persino il pavimento in parquet, con un’atmosfera coinvolgente. Il gruppo si chiama” Weird Fishes”, è appunto per questo hanno ai loro piedi dei pesciolini che nuotano in dei bicchieri. Sono un chitarrista e una cantante chitarrista .Delle palline con una luce bianca all’interno che circondano alcuni dei loro strumenti e  tutta la stanza oscurata, soltanto la luce sopra di loro. Tutto così semplice, ma che nel connubio diventa spettacolare. Lei ha anche una bella voce, gioca con l’estensione della voce. Spero che verranno a Marineo così sentiranno un po’ di qualità i nostri compaesani.

Adesso posso concludere dicendo che loro hanno dei bei gruppi e delle strutture a loro disposizione, ma noi con niente ci sappiamo organizzare meglio, mettiamo più passione e cerchiamo di raggruppare tutti i gusti della gente per far si che nessuno resti scontenta. A livello organizzativo, non peccando di presunzione, siamo un gradino più in alto. Forse lo sto dicendo per consolarmi ma momentaneamente lo penso veramente.

Finito il concerto ci spostiamo per un drink in qualche pub e poi ci andiamo a riposare in albergo.

Per oggi abbiamo fatto abbastanza.

Giorno 07/11/2009

Libera uscita in arena

Sta mattina non si ha paura di fare tardi, siamo svincolati da qualsiasi impegno, tranne quello di vederci con gli spagnoli per un giro turistico. A fare più tardi sono proprio loro, discolpandosi del loro orario Catalano.

Ultima colazione, si assaggia tutto con gusto, peccato che proprio le papille gustative non funzionano. Si chiede in giro se carpiscono il sapore della marmellata, è insapore. Gli altri confermano, allora ci si butta a pane e nutella, salame e formaggio. Proprio il salame ha un colore acceso, fluorescente, ma sta volta non ci facciamo caso, perché è tipico in Spagna trovarlo. Almeno le ultime cose elencate hanno un sapore. Visto questo, consentitemi di dire che la cucina italiana non ha rivali.

Aspettiamo fino alle 10.30 i Catalani, basta che hanno la corrida con i loro tori e poi sono più lenti di una lumaca. Pensandoci bene un attinenza c’è, le corna in tutti è due gli animali. Arrivati cominciano a farfugliare qualcosa su Gaudì. Stento a capirlo perché quando parlano tra di loro usano il Catalano, qualche parola è simile allo Spagnolo, l’altro è arabo. Infatti dopo aver preso l’autobus ci portano verso il Park Guell, opera costruita da Antoni Gaudì. Sembra un castello di un cartoon Disney. Ma avvicinandoci ci lascia freddi. Si nota la totale assenza di utilizzo degli strumenti di misurazione in questo plesso formato da due torri, due giardinetti ed una scala che porta al secondo giardino. Superate le due torri si nota la scala che porta ad un giardino sopraelevato dove puoi notare gran parte di Barcellona. Arrivi a vedere tranquillamente il mare che comincia dove finisce quell’impasto di cemento che copre la città. Andando verso il secondo giardino si passa da sotto dei porticati fatti da argilla grezza dove nascono delle sculture poco definite.

Arrivati nel secondo giardino, scalpitiamo per la giornata libera promessa. Siamo abituati a vedere più cose in minor tempo possibile, sempre soffermandoci nei particolari il tempo che basta.

Finalmente andiamo a pranzare. Ricordate la scommessa sulla paella e sui piatti tipici. Infatti niente di locale, andiamo in una cucina Siriana: vitello crudo, insalata scondita, kebab di maiale o pollo…Mangiamo e finalmente scappiamo in metrò.

Alla Sagrada Familia, al Museo Contemporaneo, Museo di Picasso, Quartiere gotico. Diciamo che le idee ci sono, ma in questi casi: “cento se ne pensano e una se ne fa. Un gruppo che già è stato a Barcellona, decide di andare al museo contemporaneo, un altro alla Sagrade Famiglia. Le Francesi decidono…

Così dolci, semplicemente vestite con eleganza, con quel loro “bon ton”, con 5cm di tacco ( lo sottolineo perché non mi vorrei trovare la sera nei loro panni), decidono di andare alla Sagrade Familia ma si accodano al gruppo che si incammina per il Museo Macba. Adesso che lo scrivo capisco che è una acronimo: Museo Arte Contemporaneo Barcellona.

Arriviamo subito al Museo, noi stanchi ma le francesi più di noi. Entriamo e giriamo per tutti i piani. Alcune opere accattivanti, altre per me tremende. In Italia verrebbe difficile esporre queste opere, non passerebbero nessuna commissione.

Le Francesi sedute all’inizio del corridoio dell’ultimo piano sono spossate, ma la colpa è della moda e quindi dei tacchi.

Si pensa di premiarle andando a fare shopping. È un sollievo anche per noi, anche perché qualche souvenir lo dobbiamo portare. Ci si spalma per il centro di “Barca”, si gira fino all’appuntamento pattuito con il gruppo.

Ore 20:00 a cena. Differenza che si nota tra i piatti di nazione diversa. Le Francesi ortaggi e verdure,molto sano (forse il fatto di essere ragazze aiuta la giusta alimentazione). Gli Italiani hanno: “la qualsiasi”, il fritto abbonda, la pizza sborda e la verdura è solo un utopia. C’è da dire che noi diamo il meglio, visto che c’è il tutto a 10 euro. Aprono le porte al nostro “arraffare”.

La sera a Barcellona, ma la stanchezza arriva per tutti. Soltanto due del gruppo ne sono rimasti incolumi, certo hanno dormito nel pomeriggio come i gufi. L’altro gruppo arrivato al centro si informa dove sono andati. Chiediamo dell’arena, visto che avevano lasciato questo nome come discoteca. Capiamo però che non è adatto a tutto il gruppo, c’è il rischio di un incornata.

Le francesi non ci sono, le abbiamo lasciate in albergo. Abbiamo fatto il dopo cena assieme a loro. Loro graziosamente ci hanno invitato in camera per un drink, noi come ricordo abbiamo creato una tromba d’aria che a scombinato tutti i loro letti e le lenzuola. Poi noi scappiamo per Barcellona. Ci salutiamo promettendo un altro ritrovo. Loro vogliono che andiamo a S.Sigolene, noi che scendano nel nostro paesino. L’ultima parola. “ci Rivedremo Presto. Sembra la promessa di Ulisse fatta a Penelope. Ma a quei tempi non c’erano mezzi di comunicazione.

Baci e Bacetti e arrivederci su Facebook.

Giorno 08/11/2009

Arrivederci Anestetizzato

Domenica, non c’è stato il tempo per riposare. Non c’è neanche voglia di raccogliere il diario e scrivere una frase finale.

È finita, manca solo il trasferimento a Marineo e l’organizzazione dell’evento finale. L’aeroporto è sempre lo stesso, immenso, provoca momenti di assenza, di vuoto, ti senti una formica nel deserto.sembra un anestesia. Utile in questi momenti, si lascia il tutto senza nostalgia.

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